La lezione della montagna funziona anche in fonderia

Ci sono persone per le quali la capacità di mettere d’accordo, di semplificare le situazioni e di lavorare in squadra per la buona riuscita di un progetto sembra qualcosa di estremamente naturale, una dote innata che, per l’entusiasmo a cui solitamente si accompagna, finisce per coinvolgere anche chi sta loro vicino.

Stefania Binato è una di queste persone e se immaginassimo, appeso fuori dalla porta del suo ufficio, un cartello, questo probabilmente reciterebbe così: “Lasciate ogni negatività voi che entrate”.

Stefania, quando sei arrivata in fonderia?

Nel 2001, dopo la maturità scientifica a indirizzo chimico industriale e qualche esperienza lavorativa. Pensavo di restare per un po’ e invece… succede che la fonderia ti fa innamorare. Appena arrivata mi occupavo delle analisi chimiche, controllavo la ghisa liquida. Ora, invece, mi è stata affidata la gestione del laboratorio chimico metallurgico.

È stato difficile inserirsi in un mondo tipicamente maschile?

Certo non nascondo che all’inizio l’impatto è stato un po’ duro, anche perché la fonderia era molto diversa rispetto ad oggi. Inoltre, quando sono arrivata, ero la più giovane nel mio reparto… adesso invece la situazione si è capovolta e mi trovo assieme a ragazzi tutti più giovani di me!

Di che cosa ti occupi nello specifico?

Della terra di formatura. Seguo l’accettazione delle materie prime, che occupa sempre la prima parte della mattinata, l’approvvigionamento in collaborazione con la direzione e l’ufficio acquisti, faccio eseguire le analisi, mi occupo dei contatti con i fornitori. Poi c’è il giro in produzione, che è fondamentale. Più è vivo il ritorno dai reparti, più è semplice il mio lavoro. Se mi arrivano segnalazioni di qualcosa che non va, posso intervenire subito. Il segreto è parlare con le persone, non cercare mai lo scontro e questo è un pregio che in effetti mi riconosco.

Che cosa serve soprattutto nel tuo lavoro?

Flessibilità, capacità di organizzarsi e di dividersi tra il reparto e la scrivania.

L’investimento di Fonderie di Montorso nella tecnologia e nel miglioramento dei processi è forte. Per quanto riguarda le tue mansioni, quali novità hanno influito maggiormente?

C’è stata una grande evoluzione nella parte del monitoraggio, attraverso un sistema di Business Intelligence che mi consente di avere in tempo reale tutti i dati. Il progetto è partito proprio con i forni e la terra di formatura per essere poi esteso ai vari reperti. Ci abbiamo creduto molto e per me rappresenta un grande vantaggio. Ora, per tutte le aree della fonderia, è in atto il passaggio al sistema gestionale Sap e per tutti noi rappresenta una grande sfida, ma è bello rimboccarsi le maniche e crescere insieme ogni giorno.

Ci parli un po’ della tua famiglia?

Ho due bambine, Viola di 7 anni e Irene di 3. Dopo la seconda maternità ho richiesto il part time e sono molto grata che mi sia stato concesso, perché mi permette di conciliare le esigenze della famiglia con quelle del lavoro. Mio marito lavora in un’altra fonderia, ma a casa parliamo d’altro! Oltre al lavoro abbiamo una grande passione in comune, quella per la montagna, che mi segue da quando avevo 20 anni. Sono, o meglio ero, un’alpinista… perché alla montagna devi dedicare tanto tempo che ora non posso più permettermi. Adesso faccio un po’ di sci d’alpinismo, delle belle camminate e soprattutto cerco di trasmettere questa passione alle mie figlie.

Che cosa rappresenta per te la montagna?

La montagna ha formato il mio carattere, mi ha insegnato che devi credere in te stesso e arrivare in cima con i tuoi mezzi, ma anche che devi avere rispetto e fiducia del tuo compagno di cordata. È una lezione che cerco di ricordarmi nella vita di tutti i giorni, anche al lavoro.

(Nella foto Stefania durante una gita di sci alpinismo sul gruppo del Lagorai)

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